ci sono dei momenti in cui inspiegabilmente il tuo cervello ti abbandona e non capisci più un cazzo. Ogni certezza, ogni sicurezza, improvvisamente, spariscono, perdi lucidità e ai tuoi occhi tutto si trasfigura...Il più piccolo rumore si trasforma in frastuono, il gesto più quotidiano ti sembra violentare la staticità, cancellarne l'ordine. In questi momenti sei perso, i sensi non rispondono al richiamo della razionalità, i pensieri si obnubilano e fanno spazio alle paure e alle angoscie più recondite di noi stessi: ecco, in quei momenti ci rendiamo conto di chi siamo veramemte...A me è successo e forse mi ha cambiato per sempre o forse non mi cambierà affatto ma di sicuro mi ha fatto conoscere quale potenza feroce e pericolosa può diventare l'amore...Quando questo sentimento si radica fin nel profondo del nostro intimo ci priva di ogni forma di autodifesa e siamo dannatamente vulnerabili.Io mi sono scoperto fragile, bambino ma soprattutto fottutamente umano...Ho capito che la cosa che ci rende veramente uomini, vivi, è la violenza violentatrice dei sentimenti. Lo stacco tra l'esserci e l'essere sta nel farsi piegare da essi, la vittoria della vita sta nella sconfitta, nell'annientamento operato da queste forze sul nostro autocontrollo. Sono giunto alla conclusione che se non si prova il dolore della perdita, l'ansia dello smarrimento, la vergonga del pianto non si è uomini. Se non si passa anche per questo non si può dire di consocersi, e di conoscere la vita. Ma soprattutto non si può dire di saper amare, che lungi dall'essere un legame, una sintonia, è prima di tutto la coscienza di se stessi, dell'essere, ancora una volta, umani, troppo umani, che passa immancabilmente per l'accettazione di sè nell'universo della disillusione, del disincanto, della crescita...
Amo, quindi, una persona, e lo posso dire con fierezza, e non importa se quello che ho fatto cambierà qualcosa, perchè è un'acquisizione troppo grande l'aver imparato ad amare per considerare una perdita...
Il pianto fa bene, le lacrime non sono mai amare; le lacrime sono come il vento che accarezza la sabbia, la coccola, la culla, la trasporta per mete più lontane, più belle o comunque nuove, diverse. In conclusione, le lacrime, anche quelle ci insegano chi siamo.
Amare una persona significa accettare i propri limiti, l'essere anche fuori luogo ogni tanto, mettersi da parte, farsi piccoli, ascoltare, con il mondo e commuoversi, compatirsi, vergognarsi, SBAGLIARE, odiare, recitare una parte, cambiare, restare, fermarsi, partire, tornare, tentare, piangere, gelosia, fiducia, sospetto, baci, carezze, screzi, pace, equilibrio, spavento, tormenti e forse anche un pizzico di ironia...e poi ancora qulunque cosa perchè è l'esperienza più grande di tutte.
Ho pensato tanto e ho scritto tutto questa notte perchè la testa scoppiava, mi premeva così tanto la necessità di farmi sapere che forse avevo capito veramente che non bastava riconoscermelo, ma sigillarlo come un atto di assoluta ufficialità, una sanzione, come quel momento in cui dalla vaghezza dell'adolescenza si passa alla coscienza dell'adulto...un momento di portata storica.
Apparire ridicoli, esagerati, stupidi, folli fa parte di questo gioco, non ci si può lamentare, non ci possiamo biasimare.
La cosa più meravigliosa di quello che mi è successo è stata la sensazione di aver cercato in tutti modi che questo accadesse, come una spinta naturale all'evoluzione, al perfezionamento che è anche portare a compimento, concludere. In qualche modo avevo bisogno di una crisi, un'apocalisse(ovviamente non nel senso figurato), uno svelamento tramite l'esperienza dell'abisso di sentirsi improvvisamente, per un attimo, SOLI, freddi, cechi, e dolorosamente patetici.
Forse per ora finisce qui questo patetico tentativo di dare spiegazioni, sperando che la diretta interessata mi conceda un altro tete-à-tete, e capisca che la pazienza e soprattutto la comprensione sono virtù e qualità vitali a un rapporto.
Ti amo
lunedì 1 febbraio 2010
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)
Nessun commento:
Posta un commento