Comincia ora un progetto, una sfida che forse avrei dovuto cominciare molto tempo fa. "Le menzogne di Ulisse" sono le trappole del pensiero e del linguaggio, ma sono anche inganni, sono quindi ostacoli alla verità.
Ciò che faccio è per tante persone, ma soprattutto per me. Per ritrovare equilibri, sinergie e certezze.
Per le menzogne passa la verità, esse non sono altro che il risvolto più debole delle nostre personalità, e per questo anche il più affascinante e il più complicato da capire.
"Le menzogne di Ulisse" sono state il mio più grande limite, la mia peggiore debolezza, ma per un verso sono state il veicolo verso la mia verità.
Comincia ora questo viaggio attraverso lo svelamento, il chiarimento e la certezza.
A voi lettori l'ardua sentenza.

venerdì 16 aprile 2010

Confini e distanze

Si accende l’ennesima sigaretta, la quarta in mezz’ora. E’ visibilmente agitato. Poggia col sedere sul cofano della macchina. Controlla freneticamente il cellulare. Movimenti rituali. Ritmati.

Un’ auto accosta accanto alla sua. Sono in tre. O forse uno solo tanto sono simili. Sono battute rapide, in queste cose funziona così. Non un cenno, non uno sguardo.

Esiste un linguaggio che non parlano le parole e i suoni, ma le facce e le storie. E’ la lingua degli sconfitti, un popolo.

Ha cinquantacinque anni. Una famiglia. Ha dei sogni e delle certezze, ha pregi e difetti. E’ disoccupato. E’ mio padre.

Vengono da altrove. Tutti e tre. Fratelli più che per consanguineità per sangue. Ne hanno visto tanto. Nelle ossa hanno il viaggio. In faccia hanno il ritorno. Non li conosco.

Ho vent’anni, una malattia che si chiama diventare adulti, non mi curo. Mi aggravo. Non c’è molto altro da dire. Una persona comune, poco interessante. A questa età si convive con sé stessi. Non si tratta di me, siamo malati immaginari, diciamo lungodegenti, tutti indistintamente.


Chi sono i vincitori? Chi gli sconfitti? I vincitori non esistono perché non parlano, non hanno il linguaggio. Perché quando vinci sei solo, non esiste più di un primo.

Gli sconfitti sanno comunicare, perché parlano le parole afone. E per sentirle non servono orecchie, ma occhi, cuore. Sinestesie di vita.




Immaginate la storia, il finale. Ma ne vale la pena? Qual è l’esigenza di scrivere una fine, segnare un confine, dare limitazioni? Descrizione.Ridurre tutto all’alternativa,al contrasto, alla necessità, questo è fine. Perché impone una scelta. Ci piace. Vi piace.

Io non voglio essere descrizione come i vincitori. Io voglio essere intuizione come gli sconfitti.

venerdì 9 aprile 2010

Profondo

Piacere, il mio nome è Profondo. Sono una ferita. Non sono una ferita come tante altre, non sono un graffio, nè un'escoriazione, nemmeno un taglio. Sono una strada sull' abisso del dolore. Mi sono sempre chiesto perchè i miei mi avessero dato questo nome. Ora, all'età del tempo, ho capito il motivo. Io nasco nella sofferenza, nel pianto, nel distacco. La mia vita corrisponde a una perdita, come una legge di conservazione universale. Io scalfisco nell'intimo, non incido, attraverso e per questo conosco le persone. Ho accettato il mio nome come una missione. Non dono il dolore a chi non è disposto a morire per conoscere.
A Voi uomini, protetti dalle corazze dell'indifferenza e dalle maglie della menzogna, a voi vita eterna, a voi non sia data l'estasi del Male!
Io sono la cifra dei reietti, degli scarti, dei peccatori...A loro sarà dato il privilegio della verità.
Dolore non è il contrario di salute, di benessere. Ne è la radice. Come profondo non è il contrario della bassezza, ma il suo fondamento.
IO SONO PROFONDO ED HO APPENA COLPITO AMORE